La triste vicenda del dottor Giuseppe De Donno, morto a causa di un gesto estremo, approda in parlamento grazie ad una interrogazione della Lega indirizzata al Ministro della Salute Roberto Speranza. Il testo, firmato da Paolo Grimoldi è finalizzato alla richiesta di chiarimenti circa il trattamento riservato al medico pioniere della plasmaferesi, ingiustamente emarginato e isolato da una parte della comunità medica, ma umiliato anche dalla politica. Grimoldi fa riferimento anche alla traumatica vicenda che ha coinvolto De Donno nel maggio 2020 quando, proprio a seguito della sperimentazione della terapia sui pazienti affetti da Covid-19, i carabinieri del Nas di Mantova si sono interessati al lavoro dell’allora primario. Nonostante il tentativo ammirevole del medico mantovano di giustificare i controlli dei Nas, “Fu un duro colpo per De Donno” si legge nell’interrogazione “che percepì chiaramente il tentativo, anche politico, di scoraggiare i suoi sforzi; sembra infatti che la decisione di far intervenire i Nas provenisse direttamente da Roma, dove le terapie ‘complementari’ del medico avrebbero infastidito alcuni esponenti dell’allora Governo, attenti, secondo l’interrogante, più ad un approccio ideologico che a quello autenticamente terapeutico nei confronti del contenimento del virus”. Poi l’interrogazione si conclude così per avere chiarezza: “La demonizzazione dei mezzi e dei metodi utilizzati da De Donno rappresenta, a parere dell’interrogante, un errore che deve essere evitato nel futuro. Se il Governo, per quanto di competenza, intenda fornire chiarimenti in ordine alle circostanze e alle dinamiche che, nel maggio 2020, hanno causato l’intervento dei Nas nei confronti del dottor De Donno, nella sua veste di direttore del reparto di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova”. Insomma urge fare luce su una tragedia così’ grande e su più fronti, anche quello politico.

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