Brescia A distanza di mesi dallo scandalo Wte, l’azienda bresciana ritenuta responsabile dello spandimento di un ingente quantitativo di fanghi tossici sui terreni di 78 comuni lombardi – tra cui 31 nel bresciano e 14 nel cremonese – ci si chiede che se ne è fatto dei raccolti di questi campi. Sono stati bloccati, sequestrati o il raccolto è di nuovo finito nel cibo che cuciniamo e quindi poi sulle nostre tavole? Mentre l’indagine prosegue sul fronte giudiziario, a muoversi su questo fronte è l’associazione Ambiente Futuro Lombardia che in queste settimane ha interpellato tutte le istituzioni e attori del territorio bresciano e non solo. L’associazione presieduta da Imma Lascialfari si è rivolta alla provincia di Brescia per chiedere spiegazioni in merito alle numerose autorizzazioni rilasciate in passato nei confronti di WTE. E’ passata poi alla Regione per manifestare forte disappunto per quanto accaduto e per non aver saputo – a proprio dire – proteggere la salute dei cittadini. La stessa associazione di categoria degli agricoltori, prosegue l’associazione bresciana  non ha preso una netta posizione di condanna in tema di inquinamento ambientale e poco si sono fatte sentire dopo lo scoppio del caso WTE. La Procura della Repubblica, i carabinieri forestali e arpa sezione bresciana, spiegano dall’associazione stanno facendo un grande lavoro invece, insieme ai numerosi sindaci delle stesse località coinvolte. Oggi poi è arrivata anche la risposta dalla presidenza del consiglio alla lettera inviata dall’associazione.

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