Il ruolo dell’artista, spaesato di fronte alla iperproduzione di contenuti fornita dai social, alle prese con un mercato imperativo e minato infine dall’emergenza sanitaria. Un tempo non facile su cui riflette Gabriele Sassone, insegnante della Nuova accademia di belle Arti di Milano, nel suo romanzo “Uccidi l’Unicorno”. Un libro che racconta l’esperienza di un professore di arte che, chiamato a preparare una lezione all’ultimo momento, cerca nel suo passato le tracce di tutto ciò che ha perso per la strada. Si chiama “Uccidi l’unicorno”, titolo che è metafora di un atto crudele e gratuito verso se stessi. E recuperare dall’infanzia può essere una nuova via per l’arte in un contesto nuovo.

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