“Esigenze cautelari” con questa motivazione Renato Crotti, figura di spicco del Gruppo Arvedi Buschini da cui era stato sospeso il 22 luglio del 2020 da ogni incarico, rimane in carcere con l’accusa di prostituzione e pedopornografia che si aggiunge alle accuse per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, alla truffa e all’autoriciclaggio in concorso con Attillio Mazzetti, gestore di locali notturni nel territorio cremasco e Cristiano Bozzoli, venditore di stufe, residente a Pizzighettone. La decisione è arrivata dopo l’interrogatorio di lunedì presso il carcere di ‘Ca del Ferro a Cremona, durante il quale Crotti si è avvalso della facoltà di non rispondere, assistito dall’avvocato Salvatore Scuto. Dalle indagini della Guardia di Finanza emerge che Renato Crotti avrebbe consumato atti sessuali con minori tra i 15 e 16 anni con i quali avrebbe anche scambiato materiale pedopornografico. Una rete fitta e articolata che gli uomini delle fiamme gialle, coordinati dal colonnello Cesare Marangoni, hanno ricostruito grazie alle indagini sul telefono cellulare di Crotti, già indagato per aver sottratto fondi ai danni della onlus ‘’Uniti per la provincia di Cremona“ di cui era segretario. L’associazione benefica aveva organizzato una raccolta fondi lanciata da dodici associazioni di categoria a favore degli ospedali di Cremona, Crema e Casalmaggiore. Un’iniziativa che aveva raccolto circa 4 milioni di euro durante la prima ondata della pandemia. Crotti ed i suoi complici avrebbero sottratto 314.850 euro dal totale.  La maggior parte, secondo le indagini, sarebbe sparita in seguito ad azioni irregolari: 209mila euro sono stati versati ad aziende che hanno fatturato prodotti non forniti e 71.980 euro sarebbero strati spesi per delle sanificazioni mai effettuate. Perquisita anche l’abitazione e ritirati computer e telefoni della sorella di Crotti, Anna Grazia, dopo alcuni bonifici da 9000 euro effettuati sul suo conto corrente. Dopo un anno dall’inchiesta relativa all’appropriazione indebita del denaro dei cittadini cremonesi e cremaschi sono stati rinvenuti elementi relativi ad alcuni adescamenti ai danni di minori. Per questo l’autorità giudiziaria di Brescia ha disposto approfondimenti e analisi dei telefoni e computer sequestrati, che hanno consentito la ricostruzione di una fitta rete di contatti del professionista con una molteplicità di persone, per la maggior parte minori, con le quali, oltre allo scambio di materiale pornografico, sarebbero stati consumati anche atti sessuali.  L’uomo avrebbe utilizzato un profilo falso a nome ‘Federica Banardi’ su Facebook per adescare i ragazzi più giovani. Nello stesso cellulare di Crotti sarebbero stati inoltre trovati video chat inequivocabili relativi ad appuntamenti per gli incontri, che avvenivano a pochi passi dal centro in un parcheggio, o nei campi di Castelleone e a volte anche in un garage.  Sarebbe emerso anche che Crotti pagava dai 5 ai 150 euro per ricevere foto o prestazioni sessuali da parte dei minori. Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Brescia, condividendo le ipotesi investigative della Procura della Repubblica, ha così emesso il provvedimento restrittivo e oggi la conferma di fermo in carcere. 

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