Cremona. Uno schiaffo al volto e un colpo di stampella: così, secondo l’accusa, Eugenio Zanoncelli, operaio della Bosch, avrebbe colpito la moglie Morena Designati, provocandole la frattura della mandibola, di alcune costole fino alla morte, avvenuta poi per choc settico. La vittima era affetta dal 2015 da sclerosi multipla e, come hanno riferito i testimoni in aula, al lavoro andava anche con dei lividi in viso, al braccio e su una gamba, come hanno riferito le ex colleghe, anche se lei giustificava tutto con cadute e altre sviste. Ma la testimonianza più toccante è stata quella del fratello dell’operaio 57enne accusato del delitto, Roberto Zanoncelli, che quella sera del 24 giugno aveva chiamato i carabinieri, dopo che Eugenio gli aveva consegnato il nipote Andrea a casa sua, a Rivolta d’Adda, e il cellulare, dopo avergli detto di aver ucciso la moglie. Poi si era dato alla fuga, ma all’alba era stato rintracciato dai carabinieri al confine con la Bergamasca. E da allora è in carcere. E per il figlio lì può anche morire. Andrea ha solo 12 anni, è figlio unico e di lui ora si occupa lo zio a cui l’ha affidato lo stesso Eugenio quella sera di giugno dell’anno scorso. Ora va a scuola, fa la terza media: è autonomo, si prendeva cura della mamma. In carcere non è mani andato a trovare il papà e non gli ha mai scritto. Tant’è vero che avrebbe pronunciato la frase secondo cui “potrebbe morire subito e la casa potrebbe bruciare. In aula poi c’erano anche i cognati di Zanoncelli che lo accusano di averli tenuti lontani dalla sorella che, l’ultima volta che si erano visti, nel 2019, aveva chiesto loro di non chiamarla quando in casa c’era il marito. La prossima udienza, con nuove testimonianze, è in calendario per lunedì prossimo.

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