Brescia. Parare di bonifica per certe zone di Brescia vicino alla Caffaro significa andare indietro negli anni, come il parco di via Nullo, i giardini della Deledda e Calvino, quello della materna del Primo Maggio e poi anche il parco Parenzo: vengono asportati 50 cm di terreno contaminati e portati altrove. Questi terreni sono però contaminati da Pcb, Diossine e un vasto gruppo di metalli pesanti. Gli ambientalisti hanno scoperto che i camion carichi con questi terreni facevano un solo viaggio giornaliero, ipotizzando quindi una destinazione lontana. Gli ambientalisti cominciano allora a chiedere incontri, informazioni e documenti per capire cosa stia accadendo, perché questi camion superano il confine di ben due provincie e regioni e dopo 180 km, e si fermano in Valsugana, davanti al cancello di una discarica “per inerti”, in Trentino. Secondo il Tavolo Basta Veleni, dunque, la semplice migrazione in altri territori di terreni contaminati non poteva chiamarsi bonifica e che la vera bonifica avrebbe dovuto eliminare le sostanze tossiche del terreno, utilizzando tecnologie già disponibili anche se, magari, più costose

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