Bassa Bresciana Era presente in aula questa mattina Carlo Mosca il medico 48enne cremonese accusato di omicidio pluriaggravato perché, secondo l’accusa avrebbe somministrato a due pazienti malati di covid farmaci necessari per un’intubazione che non è mai avvenuta. I due pazienti sono deceduti. Il processo ha preso il via alla Corte d’Assise di Brescia Mosca e i suoi legali hanno scelto di non passare dall’udienza preliminare, ma, per accelerare i tempi, di arrivare direttamente a dibattimento. Il dottor Mosca, al tempo primario del pronto soccorso del nosocomio di Montichiari nella Bassa Bresciana, ai domiciliari da gennaio si è sempre proclamato innocente. Quando scoppiò il caso nel 2020 attraverso i legali Elena Frigo e Michele Bontempi si difese da quella pesante accusa negando di aver somministrato i farmaci letali che avrebbero provocato la morte di un 61enne e di un 80enne. Dal banco dei testimoni Michele Rigo, l’infermiere che con la sua denuncia aveva fatto scattare l’inchiesta per omicidio volontario a carico dell’ex primario del pronto soccorso. Oggi Rigo ha riconfermato che non c’era necessità o urgenza di somministrare quei farmaci che vengono utilizzati prima dell’intubazione. Le scatole contenenti il farmaco in questione sarebbero state rinvenute nel cestino dei rifiuti dall’infermiere la mattina successiva alla morte di uno dei due pazienti. L’uomo ha precisato di non essere stato in turno quella notte. Intanto si sono costituiti parte civile i familiari di due pazienti deceduti, mentre la Corte ha escluso dal processo come responsabilità civile Asst Spedali Civili di Brescia, da cui l’ospedale di Montichiari dipende.

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