Niente archiviazione per la morte di Mauro Pamiro, il professore di 44 anni trovato cadavere in un cantiere nel giugno del 2020, a poca distanza dalla casa in cui viveva a Crema con la moglie, Debora Stella. I genitori di Mauro hanno sempre lottato contro l’ipotesi del suicidio, per cui Pamiro si sarebbe lanciato dal tetto della palazzina in costruzione, sbattendo la testa, nella caduta contro una tegola su cui c’erano tracce di sangue e trovata accanto al corpo.  Secondo gli accertamenti, il foro presente nella testa del professore non sarebbe stato la causa della morte, ma è un elemento utile alla ricostruzione dei fatti. Un’ipotesi, quella del suicidio, che non regge secondo i legali della famiglia.  Il giudice per le indagini preliminari, Giulia Masci, del tribunale di Cremona, ha ora disposto nuove indagini; sei mesi di tempo in cui la Procura dovrà approfondire la posizione della moglie Debora Stella, unica indagata con l’ipotesi di accusa di omicidio. In particolare saranno eseguiti   nuovi prelievi per verificare la presenza di tracce biologiche di terzi sulla tegola. Nelle indagini torna anche la primissima confessione che Debora Stella fece e che poi ritrattò, così come i tabulati telefonici dell’utenza fissa e del telefonino della donna. Altro elemento è il video video che la squadra mobile di Cremona girò la mattina nell’abitazione della coppia, che riprende la donna in stato confusionale. Nei giorni successivi al ritrovamento del corpo del marito, era stata ricoverata nel reparto di psichiatria. Il Gip ritiene inoltre utile una verifica ulteriore con il luminol nella villetta e nell’auto della coppia. Si cerca insomma la verità, cosa che il padre di Mauro non ha mai smesso di fare.

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