I prelievi possibili dal Po superano la quantità d’acqua presente

Cremona. Se i diritti di prelievo idrico fossero esercitati per intero, non resterebbe più acqua nel fiume Po. Non solo: per la precisione, le Regioni, che gestiscono la questione, hanno concesso il diritto di prelevare un volume d’acqua di gran lunga superiore a tutta quella disponibile. E’ quanto emerge dalla relazione che il commissario alla siccità Nicola Dall’Acqua (nominato nel 2022) ha pubblicato di recente e che fornisce i dati sui diritti di prelievo idrico dall’intero bacino del grande fiume e sui prelievi che vengono davvero effettuati. Ma cosa dicono i numeri?  Nel bacino del Po ogni anno in media 47 miliardi di metri cubi d’acqua finiscono nei corsi d’acqua superficiali, ovvero nel Po e nei suoi affluenti. I prelievi avvengono perlopiù dai fiumi (a volte anche dalla falda) e sono pari a circa 20 miliardi di metri cubi all’anno. Per il 75% sono destinati all’agricoltura, quindi all’irrigazione. Il resto va alle industrie e alla rete degli acquedotti. Ma in base ai diritti di prelievo idrico, sarebbe legalmente possibile prendere una quantità d’acqua di gran lunga superiore ai 20 miliardi di metri cubi effettivamente prelevati. Questo può accadere perché le Regioni hanno concesso diritti di prelievo complessivamente pari ad almeno 52 miliardi di metri cubi all’anno. Peccato, però, che solo 47 ne scorrano nei fiumi di tutto il bacino. Se a tutto questo aggiungiamo il cuneo salino, che si verifica quando l’acqua del mare si fa strada nell’entroterra, il paradosso, o meglio l’assurdità è servita: esistono più diritti di prelievo idrico dal Po che acqua nel fiume.