INCENERITORE (CR), FUMI E RUMORI: CRESCE LA PROTESTA

Cremona continua a vivere una contraddizione pesante: da un lato le promesse di una transizione ecologica, dall’altro la presenza ingombrante dell’inceneritore di San Rocco, che resta un nodo irrisolto per la salute, l’ambiente e le tasche dei cittadini. L’impianto brucia circa 60-70 mila tonnellate di rifiuti ogni anno, di cui il 40% proveniente da fuori provincia. Una parte consistente, dunque, non riguarda nemmeno il territorio, eppure i costi ricadrebbero sulla comunità cremonese. Dal punto di vista energetico, il bilancio resta critico: soltanto il 30% del fabbisogno del teleriscaldamento viene coperto con il calore prodotto dall’impianto, mentre per il restante 70% occorre acquistare gas metano. Questo significa bollette più care per i cittadini, aggravate anche da una sovrattassa che viene fatta pagare a chi si collega alla rete. Una situazione che pesa ulteriormente in una città che da anni figura ai vertici delle classifiche italiane per l’inquinamento da polveri sottili e registra una crescita preoccupante dei tumori, in particolare quelli al polmone. Le segnalazioni dei residenti, come quelle del 27 agosto, quando dense colonne di fumo nero e rumori assordanti si sono levati dall’impianto, hanno riacceso le richieste di chiarezza. Oggi è considerata urgente una riunione pubblica con Comune, Arpa, Ats e gestore, per informare i cittadini su quali tipologie di rifiuti vengano realmente incenerite e rendere finalmente disponibili i dati ambientali aggiornati. Eppure, invece di accelerare la chiusura promessa per il 2029 dall’amministrazione Galimberti, si moltiplicano i sospetti su un possibile prolungamento della vita dell’inceneritore. A2A, infatti, nel suo piano strategico 2024-2035 ha confermato investimenti sull’impianto, richiamandosi all’Autorizzazione Integrata Ambientale in scadenza proprio nel 2029. Un dato colpisce: A2A ha chiuso il 2024 con un utile netto di 864 milioni di euro, in crescita del 31,1% rispetto ai 635 milioni del 2023. Numeri che evidenziano la solidità della multiutility, mentre a Cremona rimane aperto e urgente il dibattito su costi, salute e sostenibilità di un impianto sempre più contestato. A tutto ciò si aggiunge un’ulteriore evidenza: ISPRA — l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale — aveva già segnalato in passato l’inceneritore cremonese tra gli impianti obsoleti e da dismettere, nell’ambito di una prospettiva di riduzione di quelli meno efficienti sul territorio.