Il Palio di Siena si tinge ancora di rosso sangue. Periclea, una cavalla di 7 anni, è stata abbattuta ieri dopo essersi infortunata in modo serio in piazza del Campo durante una delle 4 batterie della tratta, che precede l’assegnazione dei barberi alle contrade per il Palio di Siena del 2 luglio. Lo sfortunato animale è inciampato negli arti posteriori del cavallo che lo precedeva, fratturandosi la zapa anteriore destra. Un incidente che ha segnato il suo destino. Trasportata alla clinica veterinaria, le cure non hanno evitato complicazioni “che non hanno consentito”, spiega una nota del Comune, di salvarla. Il cavallo si è infortunato all’altezza della prima curva di San Martino, troppo spesso sotto accusa per la sua pericolosità. Per Periclea era la prima esperienza sul tufo di Piazza del Campo ma era un cavallo noto nel mondo dei palii soprattutto in Sardegna. Questo ennesimo triste episodio non fa che alimentare le polemiche che da tempo accompagnano questa storica manifestazione, in cui i cavalli corrono tra mille rischi su un terreno non adatto ai loro zoccoli. Dalla nascita del Palio sono morti già piu di una cinquantina di cavalli. «L’ufficio legale del Partito Animalista Europeo diretto dall’avvocato Alessio Cugini del foro di Roma – prosegue – ha già inviato un atto di significazione e diffida al Prefetto di Siena ed al ministro dell’Interno Angelino Alfano, affinché intervengano subito per ordinare la sospensione di tutte le successive corse». Anche ENPA parla di una morte annunciata e, tramite la presidente nazionale Carla Rocchi, chiede che il Palio venga fermato. “Quando una manifestazione viene funestata da ben sette morti in quindici anni, con una tragica media di un decesso ogni due anni, non si può parlare parlare né di incidenti né di tragiche fatalità: per questo il dramma che ha avuto come involontaria protagonista la cavalla Periclea, abbattuta dopo essere rimasta gravemente ferita durante le batterie del Palio di Siena, rappresenta una morte annunciata. Di più: un evento probabile, almeno stando alla tragica casistica dell’ultimo quindicennio. A questo punto il minimo che si possa fare è  fermare il Palio. Infatti, oltre a valutazioni di carattere etico relative alla sfruttamento di esseri viventi per una presunta forma di divertimento, vi è anche e soprattutto la constatazione circa l’incapacità di garantirne la sicurezza. L’animale, terrorizzato da urla becere e fatto eccitare in ogni modo suda, soffre e muore in un contesto che nulla ha di diverso dal Colosseo ante litteram, conservandone nei riti del “panem et circenses” della tifoseria dei flaccidi tribuni gli stessi bassi livelli di civiltà e cultura, ma se possibile ancor più vigliaccamente, perchè si affida tutto il rischio solo all’animale. Mantenere una tradizione solo perché storica è un alibi che ha consentito di perpetuare nei secoli le peggiori nefandezze sulle donne, sui bambini e su tutte le categorie più deboli, qui rappresentate dagli animali. Lasciateli in pace e, se per voi rimane la ragione di vita per cui sentirsi uomini e donne, combattetevelo fra voi, il palio”.