CREMONA, POLSI LEGATI IN PRONTO SOCCORSO

Una vicenda delicata e ancora tutta da chiarire arriva dal Pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore di Cremona, dove – secondo quanto riferito dai familiari – un uomo di 77 anni, con un quadro clinico particolarmente complesso, sarebbe stato sottoposto a misure di contenzione fisica durante il ricovero. L’uomo, residente nel Lodigiano, presentava condizioni di salute già molto fragili: tre interventi alle carotidi, un’operazione al cuore, protesi a spalla e ginocchio, oltre al diabete. Un equilibrio clinico precario che, secondo quanto raccontato dai familiari, lo avrebbe portato ad arrivare in ospedale in ambulanza in stato soporifero, con difficoltà a stare in piedi, accompagnato dalla moglie. Secondo la ricostruzione della famiglia, dopo diverse ore di attesa in pronto soccorso, l’uomo avrebbe manifestato agitazione, probabilmente legata allo stato confusionale e alla lontananza dalla consorte. In quel contesto – sempre secondo quanto riferito – sarebbe stato immobilizzato alla barella con fasce ai polsi, per impedirne i movimenti. I familiari riferiscono di averlo ritrovato il giorno successivo ancora legato e con segni evidenti ai polsi, circostanza che ha suscitato forte preoccupazione e li ha spinti a rendere pubblica la vicenda. Dal canto suo, la direzione sanitaria ha fornito una versione differente, spiegando che la contenzione sarebbe stata adottata esclusivamente in presenza di comportamenti agitati e potenzialmente pericolosi, sia per il paziente sia per il personale, e comunque nel rispetto delle procedure previste e con prescrizione medica. Due ricostruzioni diverse che aprono interrogativi importanti su quanto accaduto. Al centro resta un tema cruciale: la gestione dei pazienti fragili in contesti di emergenza, dove sicurezza e dignità devono necessariamente procedere insieme, senza mai perdere di vista l’umanità delle cure.