Rincari e calo commesse, Arvedi: stop produzione e uso di ferie

Cremona. Rincari, aumenti delle materie prime e calo della domanda colpiscono anche l’acciaieria Arvedi. La contrazione del mercato con conseguente calo delle commesse, come emerso in questi giorni dalla stampa nazionale, è all’origine del ricorso alla Cassa Integrazione per l’AST di Terni, di proprietà dell’industriale Cremonese. Circa 400 i lavoratori dello stabilimento umbro posti in cassa integrazione per tre settimane, dal momento che, come l’azienda ha spiegato ai sindacati e a Confindustria Umbria, vi è la necessità di ridurre l’attività produttiva nello stabilimento – che impiega oltre 2mila dipendenti – a causa del calo degli ordinativi.

Situazione ancora sotto controllo per l’acciaieria di Spinadesco, Cremona, dove lavorano circa 1.800 dipendenti e dove i primi segnali di difficoltà non sono comunque mancati. Tra luglio e agosto si è resa necessaria la fermata prolungata dei due forni per quattro settimane, conferma Armando Generali, segretario della FIOM CGIL provinciale. A questo fermo se ne è aggiunto un altro della durata di 5 giorni nelle scorse settimane e, prosegue Generali, più avanti non si esclude un ulteriore fermo delle linee a caldo per altri 5 giorni.

All’origine degli stop c’è il rincaro dei consumi energetici, l’aumento del costo delle materie prime e il calo della domanda e pertanto degli ordinativi.

Il periodo estivo, commenta ancora Generali, è sempre stato più stanco – se così si può dire – dal punto di vista della produttività, ma non era mai successo che l’acciaieria si fermasse per 4 settimane. Certo, se ne è approfittato per effettuare le manutenzioni, ma il segnale non è da sottovalutare, anche perché in passato lo stop è stato al massimo di due settimane.

Quanto alla gestione del personale durante le fermate, il segretario della FIOM precisa che è stato fatto ricorso alle ferie e non alla Cassa Integrazione.

Insomma, finché sarà possibile evitare l’ammortizzatore sociale, l’azienda tamponerà con le ferie, ma il segnale arrivato da Terni non manca di mettere in guardia il sindacato.

La FIOM, dal canto suo, ha già convocato le RSU per il 23 settembre. Sarà un incontro con i nostri delegati e non con l’azienda, spiega Generali. Con l’azienda ci incontreremo probabilmente più avanti, conclude.

Federico Centenari