L’unico giardino pensile di Cremona: da 20 anni abbandonato

Cremona. E’ una delle tante brutture sotto gli occhi di tutti e che Cremona non merita. Passando per Corso XX Settembre, all’altezza della salita che conduce in via San Lorenzo e all’omonimo Museo Archeologico, è impossibile non notare lo stato di abbandono delle mura di contenimento del giardino pensile della scuola media Vida. Le pareti in mattoni cadono a pezzi, sono invase da erbe infestanti e puntellate da travi in legno ai limiti del cedimento. Un pessimo spettacolo anche per i turisti, che da qui possono raggiungere Largo Boccaccino e piazza del Duomo. Eppure, della riqualificazione dei giardini pensili – dei quali molti cremonesi non sono nemmeno a conoscenza – se ne parla ciclicamente. E ciclicamente, come un fiume carsico, l’argomento sparisce dai radar. I soldi per l’arredo urbano si trovano, basti pensare ai 220 mila euro per il progetto “Un salotto per Cremona”, con quei quattro totem in acciaio che sorgeranno alle porte della città. Ma per sistemare questa autentica rarità in pieno centro non si riesce ad andare oltre a promesse e chiacchiere. Basti pensare che le mura, parte del complesso benedettino olivetano e del convento di San Lorenzo, si trovano in queste condizioni da almeno vent’anni, dai tempi dell’amministrazione Bodini. In più occasioni se ne è ipotizzato il recupero, ma sempre senza seguito. Il tema era tra i punti del programma del centrodestra in campagna elettorale e nel 2019 un’ipotesi di recupero conservativo è stata avanzata dall’Architetto Angelo Garioni e dall’associazione “Cremona Com’era”. Nel 2021 si riaccendono i riflettori e sembrava che grazie ad un contributo di 15 milioni della Regione si potesse mettere mano al comparto aprendo al pubblico il giardino, che un tempo ospitò anche un orto botanico. Se ne è interessato l’assessore al Verde, Rodolfo Bona, oggi non più in giunta. Anche in questo caso, ad oggi nessuna novità. Un peccato, perché quell’angolo di Cremona è al tempo stesso una rarità e una pagina importante di cultura locale. Ma l’amministrazione continua a ignorarla, preferendo investire su qualche mano di vernice nelle gallerie e in quattro totem d’acciaio. Nel frattempo, dietro al pregevole Museo di San Lorenzo, una parte importante del passato della città è lasciata al suo destino. Oggetto, al massimo, di vaghe promesse quando fa comodo parlare di rilancio di Cremona.

Federico Centenari