(Cr) Monumento del violino tenuto in piedi con il nastro adesivo

Mentre i quattro totem d’acciaio installati in questi giorni alle porte di Cremona ricevono solo critiche dai cittadini, un altro manufatto della città dell’acciaio se ne va in malora. Perché un conto è inaugurare, tagliare nastri; altra cosa è manutenere, conservare. Il violino d’acciaio in via Dante, in fronte alla stazione ferroviaria, ne è un esempio lampante. Installato nel 2016, si presenta oggi in condizioni tutt’altro che decorose. Al netto dell’aspetto estetico, l’opera progettata da Giorgio Palù e donata dalla Steel Color spa di Pescarolo, è letteralmente tenuta assieme dallo scotch. Sì, il nastro adesivo. La parte frontale, sul lato destro, si è scollata ma anziché saldarla, qualche mano pietosa – presumibilmente del Comune – ci ha piazzato qualche pezzetto di nastro adesivo. Poca spesa, tanta resa. Non solo: in più aree l’acciaio appare decolorato, aggredito dal tempo, dalle intemperie e dallo smog, al punto che ampie strisce giallastre attraversano la cassa dello strumento. Che dire poi della musica? Nella città della musica la voce del violino d’acciaio non risuona più da tempo. Sì, perché l’opera era stata progettata in modo che al passaggio di un visitatore partissero melodie e brani registrati alla Casa del Violino. Il meccanismo si deve essere guastato e oggi l’unica “musica” – virgolette d’obbligo – che si ode passando accanto allo strumento d’acciaio è quella delle auto in transito. Viene da domandarsi quante volte in questi sei anni l’installazione denominata “L’anima della città” sia stata oggetto di cure. Per carità, non che servissero costanti e amorevoli passate di detergente come si fa con le posate d’argento custodite gelosamente nelle credenze d’antan, ma un minimo di manutenzione sarebbe bastato. E’ il segno di una città che guarda solo a celebrare se stessa; inaugura, taglia nastri e si dimentica di ciò che ha inaugurato. Vengono i brividi al solo pensare alla fine che faranno quei quattro totem di metallo appena installati, oggi al centro delle polemiche; domani tralicci arrugginiti, buoni a ospitare i nidi di qualche esemplare dell’avifauna locale.

Federico Centenari