La volontà di voler trivellare nuovamente il territorio cremasco per far spazio a 38 nuovi pozzi per lo stoccaggio gas di Sergnano è stata sonoramente boccata dall’Europa. La proposta presentata dalla Stogit non è infatti considerata come un progetto di interesse comune (PIC). L’organismo europeo non ha mai attribuito all’impianto cremasco questo status in passato, e di conseguenza la Commissione non ne ha finora valutato positivamente il valore aggiunto nell’ambito dell’Unione Europea. La risposta del commissario all’energia Kadri Simson, all’interrogazione a prima firma di Tiziana Beghin, presentata lo scorso aprile dagli europarlamentari del Movimento 5 Stelle, mette quindi nero su bianco i dubbi dell’istituzione europea sulla proposta arrivata dalla Stogit, e si aggiunge alle valutazioni negative arrivate nelle scorse settimane dal ministero dell’ambiente, da regione Lombardia e dalla provincia di Cremona. Sempre nella risposta, infatti, viene ribadito che l’infrastruttura europea del gas è resiliente e già ben interconnessa, soprattutto grazie a quei progetti considerati nel passato di interesse comune nel settore dell’energia ed i PIC ,ora in fase di sviluppo, nei quali non è incluso l’impianto di Sergnano, elimineranno le importazioni di gas russo nell’UE e nella Comunità dell’energia. Parole che sembrano quindi escludere ogni finalità di pubblico interesse collegata all’ampliamento dell’impianto a nord di Crema, e che derubricano di fatto il progetto ad un intervento di interesse speculativo. Inoltre, la commissaria estone, oltre a richiamare al rispetto delle tempistiche della informativa pubblica, cosa non avvenuta da parte dell’amministrazione di Sergnano, sottolinea che ogni nuova infrastruttura energetica dovrebbe rispettare il principio “non arrecare un danno significativo” (principio DNSH) e dovrebbe essere valutata attentamente alla luce degli obiettivi dell’UE in materia di clima ed energia per il 2030 e il 2050. Secondo questo principio verrebbe messa in dubbio anche l’autorizzazione alla sovrapressione dell’impianto arrivata a sorpresa dal ministero, e che di fatto consentirebbe alla Stogit di stoccare sotto i piedi e le case dei sergnanesi quasi 3 miliardi di metri cubi di gas metano. Il documento arrivato dall’Europa sembra quindi aprire nuovi scenari e offre un importante assist al comitato di cittadini che da mesi si oppone ai nuovi progetti espansivi dell’hub del gas lombardo.
Marco Degli Angeli



