Fibrillazione atriale: nuova tecnica

La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più frequente ed è ostica da trattare e si sono susseguite una serie di innovazioni tecnologiche, negli anni, arrivare a un isolamento elettrico definitivo delle vene polmonari, ossia dei vasi che mettono in comunicazione l’atrio sinistro del cuore con i polmoni, metodica che ancora oggi è la pietra miliare nei trattamenti, nel tentativo di risolvere questa problematica. Ma le novità non finiscono qui: gli scienziati dell’Università del Lussemburgo hanno recentemente sviluppato un modello in grado di prevedere il passaggio da un ritmo cardiaco normale alla fibrillazione atriale che consentirebbe di prevedere la fibrillazione atriale 30 minuti prima. Vengono utilizzati i dati della frequenza cardiaca per riconoscere diverse fasi e calcolare una “probabilità di pericolo” che il paziente abbia un’aritmia imminente. Questi dati possono essere acquisiti anche dagli smartwatch. Nel mondo colpisce circa 33 milioni di persone. In Italia si registrano annualmente 600-700 mila casi. Solamente in Europa sono previsti circa 15-20 milioni di soggetti affetti da fibrillazione atriale nel 2030.