Reggio Emilia. 15 le persone colpite da misura cautelare, tra albanesi, calabresi vicini alla ’Ndrangheta, e romani vicini ai clan laziali, che organizzavano i traffici attraverso telefoni criptati con perquisizioni in diverse province, da Venezia a Roma, tra cui Brescia, nella zona di Desenzano, Piacenza città e Parma. 26 indagati in totale, anche per reati fiscali, con proventi illeciti sequestrati i in tutta Italia da parte di Guardia di finanza e Polizia di Reggio Emilia, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Bologna. Dal 2020, secondo quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione avrebbe importato e acquistato (da Albania, Kosovo, Ecuador, Colombia e Paesi Bassi), detenuto e venduto in tutta Italia 23 chili di cocaina, sei chili di eroina, 80 chili di hashish e 240 chili di marijuana per un controvalore stimato in 8 milioni. L’organizzazione ha messo sul mercato quasi 300 kg di stupefacenti per un valore i 8 milioni di euro La ricostruzione è stata possibile, oltre che col ricorso alle indagini tecniche con intercettazioni telefoniche ed ambientali, anche grazie alla successiva acquisizione di numerose conversazioni telematiche che i narcotrafficanti, avevano scambiato tramite smartphone criptati tramite l’utilizzo dell’applicazione di comunicazione criptata Sky-Ecc, dove è stato possibile attingere a milioni di messaggi di interesse investigativo, scambiati tra i membri di organizzazioni criminali e operanti in diversi paesi dell’Unione europea. Tra i 15 arrestati c’è anche il genero di ‘Diabolik’, capo ultrà ucciso nella Capitale nel 2019.



