VIRUS SINCIZIALE, ALLARME IN ITALIA

In Italia, i bambini sotto i 5 anni risultano i più colpiti in Europa dal virus respiratorio sinciziale (RSV), principale causa di bronchiolite e polmonite. Lo rivela uno studio pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine, che ha analizzato la diffusione del virus in cinque Paesi europei. Secondo i dati, il 42,6% dei bambini italiani risulta positivo al virus, un tasso superiore rispetto a Regno Unito, Belgio, Spagna e Paesi Bassi. I numeri preoccupano, ma sollevano anche interrogativi sul sistema immunitario dei più piccoli. L’Italia è tra i Paesi con il più alto tasso di vaccinazioni infantili, un aspetto che potrebbe avere un impatto sulla risposta naturale del sistema immunitario alle infezioni. A questo si aggiunge l’elevato livello di inquinamento atmosferico nel Nord Italia, che può rendere i bambini più vulnerabili alle malattie respiratorie. Per combattere l’RSV, da novembre è stato introdotto un anticorpo monoclonale per tutti i neonati. Ma somministrare un farmaco già alla nascita è davvero la soluzione migliore? Gli esperti avvertono che non esistono ancora studi a lungo termine sugli effetti di questa terapia e restano aperti i dubbi sui possibili rischi. Intanto, il 76,8% dei bambini italiani positivi al virus ha ricevuto farmaci, tra cui antibiotici e broncodilatatori, un numero ben più alto rispetto ad altri Paesi. I dati evidenziano la necessità di un approccio più equilibrato, che punti a rafforzare la prevenzione e la salute respiratoria dei più piccoli, senza ricorrere a farmaci dagli effetti ancora poco conosciuti.