A quattro anni dal sequestro degli stabilimenti della Wte è arrivata la sentenza con rito abbreviato quindi con uno sconto di un terzo della pena, che condanna Giuseppe Giustacchini, titolare della società a un anno e 4 mesi per traffico illecito di rifiuti. La Wte è accusata di aver sparso tra il 2018 e il 2019 150 mila fanghi tossici su 3 mila ettari in 78 paesi del nord Italia tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Questi fanghi contaminati da metalli pesanti e idrocarburi fino a cento volte oltre i limiti, venivano venduti come fertilizzanti dalla wte ad agricoltori ignari che poi li spargevano sui loro campi, anche nel cremonese. Qui il prodotto tossico è finito nelle campagne dei comuni di Formigara, Castelvisconti, Pieve D’Olmi, Pieve San Giacomo, Sospiro, Martignana di Po, Torricella de Pizzo, Castelleone, Gussola, Casalmorano, Piadena, Persico Dosimo, Derovere, Scandolara Ravara. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che Giustacchini era al corrente che i fanghi non erano a norma. Coloro che invece hanno sempre sostenuto di non essere al corrente della vicenda, come la segretaria Geroldi e il contoterzista Gianbattista Bonetti, sono stai assolti con rito abbreviato. Giustacchini è stato invece assolto dal «traffico di influenze illecite» in concorso con Luigi Mille, ex direttore dell’agenzia interregionale del fiume Po (Aipo) in quanto negli anni la norma è cambiata. Per lui inoltre pm Teodoro Catananti aveva chiesto una condanna a quattro anni per i reati di inquinamento, gestione incontrollata e spargimento pericoloso di rifiuti, discarica abusiva a Lonato ed esalazioni maleodoranti. Il tribunale ha disposto anche la revoca dell’autorizzazione alla Wte ma non in via definitiva. Revoca che scatterà solo dopo il terzo grado di giudizio.



