Appuntamento con Laboratorio Salute ed il dottor Guido Porcellini, medico chirurgo, esperto di Medicina dei Sistemi e supporto del paziente oncologico e di alte prestazioni sportive che ci parlerà dei rischi legati ad un nemico invisibile: l’elettrosmog.
Viviamo immersi in un oceano di onde elettromagnetiche: cellulari, Wi-Fi, Bluetooth, radar, antenne, elettrodomestici. Ma quanto ne sappiamo davvero degli effetti sulla nostra salute? L’elettrosmog è un rischio reale o un falso allarme?
Quanto è fondata la crescente preoccupazione scientifica?
Partiamo dal sistema nervoso. Secondo una revisione OMS, fino al 30% delle persone esposte intensamente ai campi elettromagnetici riferisce cefalee, vertigini e disturbi cognitivi. Studi recenti condotti in Italia hanno registrato alterazioni delle onde cerebrali EEG in soggetti esposti a segnali 4G e 5G, con potenziali effetti su concentrazione e sviluppo neurologico. Inoltre, l’esposizione cronica sembra interferire con la secrezione di melatonina, con una riduzione anche del 40%, alterando la memoria e la lucidità mentale.
Anche il sistema cardiovascolare appare vulnerabile: l’HeartMath Institute ha rilevato instabilità della frequenza cardiaca nel 16% dei soggetti esposti a lungo al Wi-Fi. In Italia, l’ISPRA ha registrato un aumento del 7,8% della potenza delle antenne 5G solo nel 2023. A destare particolare attenzione sono i potenziali rischi per chi porta pacemaker, su cui la letteratura scientifica raccomanda cautela.
Il sistema immunitario, secondo uno studio su Bioelectromagnetics, risponde con una riduzione dei linfociti T dopo esposizione a 900 MHz nei modelli animali. Alcuni dati europei rilevano un incremento del 12% nelle patologie autoimmuni in zone ad alta densità elettromagnetica, anche se servono ulteriori conferme.
Passando alla pelle, il 5-10% delle persone che vivono vicino a stazioni radio base riferisce bruciori, pruriti e rossori ricorrenti. Uno studio svedese ha rilevato nei soggetti elettrosensibili livelli elevati di istamina e altri marker infiammatori cutanei, che fanno ipotizzare una forma dermatologica di reazione all’elettrosmog.
Anche il sistema endocrino non è esente: l’esposizione a campi a 50 Hz ha portato, in uno studio del 2022, a un calo del 30% della secrezione notturna di melatonina, compromettendo ritmi circadiani e metabolismo. Altri studi collegano l’esposizione cronica a disfunzioni tiroidee subcliniche, con alterazioni del TSH.
I disturbi del sonno sono sempre più frequenti: uno studio italiano ha dimostrato che l’uso serale del cellulare o del Wi-Fi può ritardare l’addormentamento di circa 40 minuti. Secondo ARPA Lombardia, le camere da letto milanesi superano frequentemente i 2 V/m. Per ridurre l’esposizione, gli esperti suggeriscono di disattivare il Wi-Fi di notte, usare modalità aereo e schermature passive.
Sul piano muscolo-articolare e dentale, uno studio tedesco ha evidenziato che il 18% dei soggetti con dolori muscolari cronici vive vicino a ripetitori. Inoltre, alcuni odontoiatri osservano una correlazione tra elettrosmog e ipersensibilità a metalli dentali, con sospetto di microcorrenti indotte nei restauri metallici.
Per quanto riguarda l’apparato urinario, si segnalano casi di aumento della diuresi e urgenza minzionale in soggetti fortemente esposti. Esistono ipotesi fisiopatologiche legate a modificazioni del flusso renale indotte da campi elettromagnetici.
Infine, l’apparato gastrointestinale. Sintomi come gonfiore, reflusso e nausea sono più diffusi tra chi abita vicino a ripetitori 5G. Alcune teorie emergenti, ancora da confermare pienamente, ipotizzano che i campi EM possano influenzare la motilità intestinale e persino alterare il microbiota, aprendo nuovi interrogativi su infiammazione e salute metabolica.
Quello dell’elettrosmog resta un tema aperto: la ricerca scientifica avanza, ma la prudenza resta d’obbligo. Intanto, ognuno può adottare semplici misure di protezione, soprattutto negli ambienti domestici e nelle ore notturne.
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