ORSA F36, A PROCESSO DUE CACCIATORI

La morte dell’orsa F36, abbattuta con una fucilata in Trentino nel settembre 2023, approderà in aula il prossimo febbraio. Dopo il ricorso delle associazioni animaliste, il gip ha imposto l’imputazione coatta per due cacciatori: un 76enne trentino e un 71enne originario di Bagolino, nel Bresciano. Per la Procura hanno agito «con crudeltà e senza necessità», perché l’orsa, radiocollarata e monitorata, non rappresentava alcun pericolo al momento dello sparo. Il 71enne bresciano deve rispondere anche di favoreggiamento, per aver cercato di depistare le indagini. I due uomini si difendono sostenendo di trovarsi a chilometri di distanza. Ma la vicenda riporta al centro un tema più ampio: in Trentino, dopo gli episodi di convivenza difficile, c’è chi spinge per ridurre drasticamente la presenza di orsi e lupi, arrivando a proporre abbattimenti sistematici. Una prospettiva che suscita forte opposizione tra cittadini e associazioni, convinti che la soluzione non sia sterminare la fauna selvatica, ma investire in prevenzione, monitoraggi e convivenza rispettosa. L’orsa F36 diventa così un simbolo di una battaglia più grande, quella per la difesa degli animali e della biodiversità nelle Alpi.