Cremona Ogni giorno, a Cremona, decine di camion carichi di plastica arrivano all’inceneritore cittadino. Il loro contenuto – bottiglie, imballaggi, scarti di ogni genere – viene scaricato e destinato alla combustione per alimentare l’impianto. Tutto questo accade all’interno dell’area dedicata alla raccolta differenziata, dove la plastica dovrebbe, almeno in parte, essere avviata al riciclo. Ma la realtà è diversa: solo una quota dei rifiuti viene effettivamente prelevata dalle aziende competenti, mentre la parte restante finisce qui, tra le fiamme dell’inceneritore.Le associazioni ambientaliste denunciano una contraddizione evidente: si parla tanto di economia circolare, di riduzione dei rifiuti e di riciclo, ma nei fatti una parte consistente della plastica finisce distrutta, invece che recuperata.Chiedono più trasparenza nella gestione dei materiali, controlli più rigorosi e investimenti per potenziare il riciclo.
Dal canto suo, il Comune di Cremona e la società che gestisce l’impianto difendono l’attività, sottolineando che l’inceneritore opera nel rispetto delle norme europee e con emissioni costantemente monitorate. L’impianto, spiegano, garantisce una fonte di energia locale e un’alternativa allo smaltimento in discarica. Ma il dibattito resta aperto.In un momento in cui l’Europa spinge verso il riciclo e la riduzione dei rifiuti, la presenza di tonnellate di plastica che ogni giorno vengono bruciate nel cuore della città pone una domanda inevitabile: fino a che punto è davvero sostenibile questo sistema?
Luca Marca



