AVIARIA TRA CREMONA E BRESCIA

Cremona. E’ allarme aviaria nelle provincie di Cremona e Brescia. L’ultimo focolaio scoperto riguarda un allevamento di tacchini nel territorio di Casale Cremasco-Vidolasco, dove è stato disposto l’abbattimento dei 60mila volatili presenti nel capannone. Il caso fa il paio con quello tra Seniga e la bassa bresciana, dove il virus ha colpito un grande allevamento di tacchini. Le autorità sanitarie hanno sancito l’abbattimento di 34mila capi e l’istituzione di una zona di protezione per contenere il contagio.

Come sempre, la risposta immediata è quella dei vaccini veterinari per prevenire la diffusione del virus, ma resta il dubbio: quanto serve davvero vaccinare animali che vivono solo poche settimane?

Lo abbiamo già visto con il Covid: i virus mutano, si adattano, e non sempre i vaccini riescono a fermarli. Così il rischio è duplice — da un lato la diffusione di ceppi sempre più resistenti, dall’altro la presenza, nella filiera alimentare, di carni trattate o vaccinate che finiscono sulle nostre tavole.

Alla fine, potremmo trovarci di fronte allo stesso problema dell’antibiotico-resistenza, che l’OMS definisce ormai un’emergenza globale.

Il punto è che non basta vaccinare o abbattere: bisogna ripensare il modello stesso di allevamento intensivo, se vogliamo davvero proteggere la salute — degli animali e dell’uomo.