CRISI DEL COMMERCIO A CREMONA

Cremona. La desertificazione commerciale non è un concetto astratto: a Cremona si vede camminando sotto i portici del centro storico, tra vetrine spente e cartelli “affittasi” che restano appesi per mesi. Secondo i dati di Confcommercio, nel cuore della città i negozi al dettaglio sono passati da 404 nel 2012 a 290 nel 2024: oltre cento attività in meno, e Cremona è tra le venti città italiane più colpite, seconda in Lombardia per numero di chiusure. Mentre botteghe di vicinato, librerie, negozi di abbigliamento e alimentari specializzati arretrano, la spesa e lo shopping si spostano sempre di più verso i grandi poli fuori porta, come il centro commerciale CremonaPo, con decine di punti vendita, ipermercato e ristorazione. L’ultimo Osservatorio Confcommercio–SWG ci ricorda che la chiusura dei negozi di quartiere abbassa la qualità percepita della vita e può far perdere fino al 16% di valore agli immobili nelle zone ormai svuotate, mentre le aree ricche di attività di prossimità valgono di più e sono considerate più sicure e vivibili. Dietro ogni saracinesca abbassata, insomma, non c’è solo un esercizio che scompare, ma un pezzo di tessuto sociale che si indebolisce: meno negozi significa meno presidio, meno incontri, meno vita nelle strade di Cremona.