CACCIA TRA RICORSI E NUOVA LEGGE

In Lombardia si continua a parlare di caccia come se fosse un capitolo marginale, e invece è uno dei temi più controversi e più costosi per la macchina amministrativa. Dal 2018 ad oggi si sono aperti ben 37 contenziosi legali che hanno coinvolto la Regione: una media di oltre cinque all’anno. Non parliamo di semplice burocrazia, ma di calendari venatori contestati, richiami vivi, caccia ai valichi, gestione del cinghiale, controllo di specie come volpe e cormorano, fino all’uso delle reti per catturare uccelli migratori. Ogni ricorso porta con sé tempi lunghi, soldi pubblici, energie sottratte a sanità, lavoro, servizi ai cittadini. Ed è proprio di questi giorni un fatto che conferma quanto il tema sia più urgente e concreto di quanto si voglia far credere. In Vallesabbia, nel bresciano, i Carabinieri Forestali hanno scoperto un vasto sistema di uccellagione nelle pertinenze di un’abitazione privata: quattro siti di cattura nascosti tra giardino e terreno agricolo, reti elettromagnetiche, richiami vivi e trappole a scatto. Venticinque uccelli, tra pettirossi, capinere e passere scopaiole, sono stati liberati e rimessi in natura; sotto sequestro sono finiti 27 reti, 37 trappole e decine di anellini identificativi. Un episodio che ricorda quanto il bracconaggio sia ancora un fenomeno reale e diffuso, spesso intrecciato alla caccia autorizzata. E intanto in Parlamento si discute una legge che allarga ancora di più le maglie del sistema venatorio: abbattimento di specie oggi protette, estensione del periodo di caccia, accesso a boschi pubblici e aree protette, fucili anche su neve e valichi montani, strumenti ottici avanzati e persino la possibilità per privati di intervenire nei piani di controllo faunistico. Tutto questo mentre cittadini e animali condividono gli stessi spazi. Quasi centomila persone hanno già firmato per dire basta. Per aderire: fondazionecapellino.org/it/nientegiustificalacaccia Non è solo una battaglia per gli animali, ma per la sicurezza e per un ambiente sano.