Venerdì scorso la Corte d’Appello di Milano ha messo un punto fermo sul caos delle rette Alzheimer nelle Rsa: la gratuità non è automatica. In pratica, chi paga alla fine? Pagano le famiglie, oppure i Comuni, se l’anziano non ha risorse sufficienti. Il Servizio sanitario nazionale interviene solo in casi molto specifici. Una decisione che coinvolge migliaia di persone. In Lombardia si stimano circa 190mila pazienti con demenza, di cui 115mila affetti da Alzheimer, molti dei quali ospitati nelle Rsa. Numeri che pesano anche su territori come Cremona, dove l’invecchiamento della popolazione rende il problema sempre più concreto. La sentenza chiarisce un punto chiave: il Servizio sanitario nazionale paga interamente la retta solo quando l’assistenza sanitaria e quella socio-assistenziale sono inseparabili, cioè parte di un trattamento medico continuo e indispensabile. La sola diagnosi di Alzheimer non basta. Tradotto: nella maggior parte dei casi la quota alberghiera e assistenziale resta a carico della famiglia. Una precisazione giuridica che mette fine all’idea della gratuità generalizzata, ma che lascia aperto un problema sociale enorme: rette elevate, tempi lunghi e famiglie che continuano a sostenere costi pesanti per un’assistenza quotidiana e permanente.



