Non solo un’icona del cinema, ma una donna che ha scelto di dedicare la propria vita alla difesa degli animali. La morte di Brigitte Bardot viene pianta anche dagli animalisti bresciani, che la ricordano come una figura chiave nelle battaglie per i diritti degli animali. Nel 2012 il suo intervento fu determinante nel caso dell’allevamento Green Hill di Montichiari, dove centinaia di beagle erano destinati alla vivisezione. Grazie alla sua pressione mediatica internazionale, alle lettere inviate alle istituzioni e al sostegno alle proteste, l’allevamento venne sequestrato e oltre duemila cani, in gran parte cuccioli, furono salvati. Bardot contribuì anche economicamente, donando fondi per le cure veterinarie. Un impegno che non si è mai spento. Nel Natale scorso aveva scritto personalmente una lettera al Centro Recupero Ricci “La Ninna” di Novello, annunciando la volontà di firmare la prefazione dell’edizione francese del libro 75kg di felicità, dedicato alla cura dei ricci selvatici feriti. Nella lettera raccontava il suo amore per questi animali fragili, definiti “prioritari”, e inviava anche un disegno come segno di affetto e vicinanza. Un gesto che riassume perfettamente la sua eredità: dare voce a chi non può difendersi.



