Alle prime luci dell’alba, come ogni mattina, anche quel 25 gennaio 2018, il regionale 10452 era partito da Cremona diretto a Milano Porta Garibaldi. A bordo, lavoratrici e lavoratori, studenti, pendolari abituati a quella tratta quotidiana. Poco prima della stazione di Pioltello, la rottura di un giunto ferroviario fece deragliare il convoglio. In pochi istanti, la normalità si trasformò in tragedia. A perdere la vita furono Pierangela Tadini, Alessandra Giuseppina Pirri e Ida Milanesi. Con loro rimasero feriti 46 passeggeri, molti dei quali portano ancora addosso i segni, fisici e psicologici, di quella mattina. Giuseppina Pirri, 39 anni, nata a Cernusco sul Naviglio era residente con la sua famiglia a Capralba, in provincia di Cremona. Pierangela Tadini, originaria di Caravaggio, quel giorno era insieme alla figlia Lucrezia, sopravvissuta ma rimasta ferita nell’incidente. Ida Maddalena Milanesi, 61 anni, anche lei di Caravaggio, anni, medico stimato era dirigente nel reparto di radioterapia dell’Istituto Neurologico Besta di Milano. Dopo oltre sette anni di processo, il tribunale del capoluogo lombardo ha emesso una sentenza di primo grado con una sola condanna, a 5 anni e 3 mesi per l’ex responsabile dell’unità manutentiva di Rete Ferroviaria Italiana, ritenuto colpevole di aver sottovalutato il rischio legato al giunto ferroviario guasto; tutti gli altri dirigenti, tecnici e la stessa società RFI sono stati assolti, con i giudici che hanno rilevato l’assenza di prove sufficienti di responsabilità nei rispettivi ruoli.



