Brescia Un neonato è rimasto ferito e lesionato in modo permanente durante una circoncisione eseguita clandestinamente sul tavolo della cucina di un’abitazione privata. È il grave episodio scoperto dai Carabinieri del NAS di Brescia, che hanno denunciato un cardiologo di 63 anni di origini straniere residente da molti anni in Italia, con l’accusa di lesioni colpose. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il bambino appartiene a una giovane famiglia di origine pakistana islamica e l’intervento sarebbe stato organizzato privatamente, su indicazione di alcuni parenti. Ma gli inquirenti ritengono che non si tratti di un episodio isolato: le indagini si stanno infatti estendendo ad altri interventi analoghi che il medico avrebbe eseguito nel Bresciano e nel Veronese, dove sarebbe considerato un punto di riferimento da alcune comunità che praticano la circoncisione per motivi religiosi. La vicenda impone però una riflessione più ampia. In Italia vivono migliaia di bambini appartenenti a famiglie musulmane per le quali la circoncisione rappresenta una pratica religiosa. La circoncisione maschile non è vietata dalla legge, ma deve essere eseguita esclusivamente in strutture sanitarie autorizzate, in sala operatoria e nel rispetto di rigorosi protocolli di sicurezza e sterilità. Ricorrere a interventi clandestini significa esporre i bambini a rischi gravissimi per la salute. Ben diverso è invece il caso delle mutilazioni genitali femminili, come l’infibulazione o l’asportazione del clitoride, che in Italia costituiscono un grave reato e una gravissima violazione dei diritti delle bambine. Si tratta di pratiche diffuse in quasi tutti i paesi islamici, ma assolutamente vietate nel nostro ordinamento, anche se in Italia vivono 90 mila donne mutilate ai genitali. Il caso di Brescia porta inevitabilmente a porsi una domanda: se qualcuno è disposto a organizzare una circoncisione clandestina in una cucina, possiamo escludere con certezza che esistano anche altri interventi illegali, ancora più gravi, praticati nel sommerso alle bambine? Per questo il tema merita probabilmente un’attenzione ancora maggiore. Pediatri, consultori, ASST, servizi territoriali e istituzioni seguono questi bambini fin dai primi mesi di vita e dovrebbero rafforzare l’attività di prevenzione e informazione, verificando che le circoncisioni vengano effettuate esclusivamente nei percorsi sanitari previsti dalla legge e segnalando tempestivamente eventuali situazioni di rischio. Quando si parla della salute, dell’integrità fisica e dei diritti dei minori, la vigilanza non dovrebbe mai venire meno e dovrebbe venire prima delle usanze religiose o culturali.



