PESCE IN ITALIA, 700 ALLEVAMENTI QUASI TUTTI INTENSIVI

Orate, spigole, salmone, cozze e vongole. Sono tra i prodotti ittici più consumati dagli italiani, ma in molti casi arrivano dagli allevamenti. Secondo i dati diffusi da Essere Animali, per spigole e orate circa l’80 per cento della produzione destinata al mercato italiano proviene dall’estero, soprattutto da Grecia e Turchia.

Un dato che si inserisce in consumi particolarmente elevati: in Italia si mangiano in media 30,4 chili di prodotti ittici pro capite ogni anno, contro una media europea di circa 23 chili. E negli ultimi dieci anni il consumo di spigole e orate è cresciuto rispettivamente dell’11 e del 23 per cento.

Dietro questi numeri c’è un settore dell’acquacoltura in forte espansione. In Italia gli allevamenti ittici sono circa 700 e, secondo le stime dell’associazione, ospitano complessivamente oltre 100 milioni di animali. Strutture che sono quasi tutte intensive.

Ed è proprio sulle condizioni di allevamento e sulle fasi finali della vita che Essere Animali concentra le proprie critiche. Secondo l’associazione, i pesci non sono tutelati da una normativa specifica che ne garantisca il benessere durante tutte le fasi della produzione.

Un’analisi condotta nel 2024 su 21 allevamenti italiani di spigole e orate avrebbe inoltre rilevato l’utilizzo, in 20 strutture, dello shock termico in acqua e ghiaccio per l’abbattimento. In un altro allevamento veniva invece utilizzata l’esposizione all’aria.

C’è poi il capitolo dei finanziamenti pubblici. L’Italia ha a disposizione quasi un miliardo di euro di fondi europei destinati a pesca e acquacoltura. Secondo l’analisi di Essere Animali e The Good Lobby, però, soltanto l’1 per cento sarebbe destinato alla tutela del benessere dei pesci.

L’associazione chiede quindi di utilizzare le risorse ancora disponibili per introdurre sistemi di stordimento meno impattanti e sviluppare linee guida nazionali sul benessere degli animali allevati.

Una questione che, soprattutto durante l’estate, torna al centro dell’attenzione insieme alla crescita della domanda di pesce sulle tavole e nei ristoranti