CREMONA, IL PO CRESCE: ALLERTA DETRITI

Il Po torna a riempire il suo alveo e il paesaggio lungo le rive cremonesi cambia nuovamente aspetto. Dopo mesi caratterizzati da livelli particolarmente bassi, le piogge dei giorni scorsi hanno restituito al fiume parte del suo spazio. Gli spiaggioni si sono ridotti, in alcuni punti sono rimaste soltanto strette lingue di terra e i grandi tronchi, rimasti a lungo esposti, sono stati nuovamente sommersi.

A raccontare questo cambiamento sono anche i livelli idrometrici. Nei giorni scorsi, soprattutto dopo le precipitazioni nel Nord della Lombardia, il Po aveva raggiunto quota meno 3 metri e 48 centimetri rispetto allo zero idrometrico. Venerdì era già sceso a meno 4,51 metri, fino ad arrivare questa mattina a meno 5,20. Una risalita, dunque, seguita da una nuova discesa, che conferma le continue oscillazioni del fiume.

Intanto, venerdì pomeriggio, la Sala operativa regionale di Protezione Civile ha trasmesso una comunicazione alle canottieri e agli altri operatori fluviali. Il motivo è la possibilità di nuovi innalzamenti accompagnati da un maggiore trasporto di materiale galleggiante. L’invito è a prestare particolare attenzione durante la navigazione e nelle aree golenali.

Nessuna situazione di emergenza nelle società remiere cremonesi, ma qualche insidia potrebbe arrivare proprio dai tronchi più voluminosi, capaci di incastrarsi sotto le barche ormeggiate o di urtare le strutture di attracco. I detriti potrebbero essere trascinati a valle sia dalle manovre delle paratoie di Isola Serafini, sia dalla corrente che torna a raggiungere le golene, portando via parte del materiale accumulato durante la secca.

C’è però un segnale incoraggiante: lungo le rive sembrano diminuire plastica e rifiuti. Un risultato che potrebbe essere legato al lavoro dei volontari, impegnati nella raccolta di quanto viene lasciato sulle sponde, ma anche a una maggiore attenzione da parte dei cittadini.

E così, mentre il Po riprende a scorrere con più decisione e le catene degli ormeggi tornano a tendersi sotto la spinta dell’acqua, cambia anche il modo di viverlo. Se durante la magra il problema erano soprattutto i fondali, adesso a richiedere cautela sono la corrente e ciò che trasporta. Perché il fiume è tornato a muoversi, ma resta imprevedibile.