Trasporto marittimo: una direttiva Ue per salvare i mari

Se ne parla troppo poco, ma è assai rilevante il tema dell’impatto sull’ambiente causato dal trasporto marittimo. Il traffico internazionale si basa infatti per il 70% sullo spostamento delle merci su acqua, modalità che influenza in modo importante l’ambiente marino. Rifiuti, emissioni e anche sversamento in mare di idrocarburi ( nei casi più gravi di incidente si verificano veri e propri disastri ambientali)  sono materie già sottoposte a controllo normativo, in primis grazie alla convenzione “MarPol 73/78”, acronimo di Maritime Pollution, frutto di una convenzione internazionale ratificata in Italia negli anni ’80 e che coinvolge 154 stati per un totale del 98% delle merci trasportate via mare. Sono anche altre le normative di riferimento , tra cui un importante regolamentazione cerca di limitare e controllare le emissioni di gas di scarico, che si stima costituiscano addirittura il 40% delle emissioni complessive in atmosfera. Si tratta di emissioni per larga parte caratterizzate da tenore di zolfo presente nei carburanti navali e soprattutto di emissioni cancerogene, come appurato dallenviromental protection agency (EPA) statunitense. Quest’anno una nuova direttiva europea mostra maggiore sensibilità per il problema, tanto che determina valori diversi di tenore massimo di zolfo in base alla combinazione di tre fattori: il tipo di combustibile, il genere di nave (passeggeri, trasporto merci, militare, ecc.) e la zona di navigazione. Si tratta della direttiva  Ue 2016/802, senza la quale le emissioni prodotte dai trasporti marittimi supererebbero presto le emissioni prodotte da tutte le fonti terrestri. Il rispetto della normativa diventa fondamentale anche in Italia, Paese che deve ancora adattarsi e recepire le misure, oltre che per tutelare il mare anche per non incappare in sanzioni.