Nell’ultima settimana il ministero dell’Ambiente avrebbe dato il via libera a nuove attività geofisiche di ricerca petrolifera nei mari italiani, con l’esito positivo di cinque procedimenti di Valutazione di impatto ambientale. L’ok riguarda le due istanze di permesso di ricerca nel mar Adriatico a largo delle coste pugliesi per circa 1.500 kmq; le due istanze di permesso di ricerca nel mar Ionio per ulteriori 1.500kmq e una istanza sempre nello Ionio per ben 4.000 kmq. Legambiente alza la voce perché nei confronti del mare italiano è in atto un vero e proprio costante assalto. E l’airgun, la tecnica utilizzata per le ricerche e prospezioni petrolifere in mare, può provocare danni alla fauna marina causando alterazioni comportamentali, talvolta letali, in specie marine assai diverse, in particolare per i cetacei, fino a chilometri di distanza. Una tecnica criticata non solo dalle associazioni ambientaliste, ma anche dalla comunità scientifica, da molte comunità locali e da cittadini che si sono espressamente dichiarati contrari alle attività esplorative condotte dalle compagnie petrolifere nei mari italiani, sottoscrivendo in più di 75mila la petizione #StopOilAirgun. Ecco il link per firmare:
https://www.change.org/p/fermiamo-l-airgun-salviamo-i-cetacei-stopoilairgun



