Dove l’occhio umano non vede, arriva l’intelligenza artificiale basata sulle immagini. Il Centro diagnostico italiano (Cdi) di Milano ha elaborato un nuovo modello per capire quali pazienti affetti da neurinoma del nervo acustico, una neoplasia benigna, possono trarre beneficio dal trattamento con la radiochirurgia. E’ un’avanzata applicazione della radiomica, disciplina che unisce in diagnostica l’intelligenza artificiale e le caratteristiche genetiche della persona. La radiomica è definita come l’estrazione di una grande quantità di caratteristiche quantitative da immagini mediche (TAC, RM e PET) e la loro analisi al fine di trovare modelli diagnostici, prognostici o con valore predittivo. Il percorso della radiomica consiste di tre fasi principali [3]: segmentazione della zona d’interesse, estrazione delle features (informazioni quantitative del tessuto, anche note come descrittori) e validazione di un modello di machine learning diagnostico o prognostico. Il lavoro del Cdi è tra gli argomenti del convegno “Radiomica: il futuro è qui” in programma nel centro meneghino il 27 ottobre e alla Città della Scienza di Napoli il 19 novembre. In precedenza lo stesso studio era stato presentato durante il congresso europeo di radiologia (ECR 2018) durante il quale erano stati esposti risultati preliminari. Altri risultati saranno mostrati anche al prossimo congresso nord americano di radiologia (RSNA 2018). “Oggi la radiologia vive un paradosso: gli strumenti diagnostici producono immagini digitali che sono analizzate dall’occhio dello specialista – sottolinea Giuseppe Scotti, neuroradiologo del Cdi e coordinatore scientifico del convegno -. In questo modo si perdono molte informazioni, dettagli invisibili all’occhio umano perché troppo piccoli o perché ricorrono nei diversi pazienti in maniera troppo discontinua per essere notati”. Grazie alla radiomica queste informazioni possono essere individuate e utilizzate come strumenti predittivi in molte patologie e i pazienti trattati con terapie personalizzate. A titolo esemplificativo si consideri, infatti, che l’occhio umano è in grado di riconoscere solo 15 toni di grigio in confronto ai 212 o 216 toni di grigio che sono contenuti in un’immagine.



