Medici italiani più esauriti d’Europa, pazienti a rischio

Notti in bianco a seguire da soli decine di pazienti, carichi di lavoro eccessivi, tempi di recupero troppo brevi, mancato riconoscimento retributivo, paura di sbagliare. Condizioni che portano specialmente i medici ospedalieri a soffrire di sindromi da esaurimento, oltre che a una profonda insoddisfazione lavorativa. I camici bianchi italiani, secondo un’indagine condotta in 12 Paesi dall’European General Practice Research Network, hanno un livello di stress quasi doppio (il 43%) rispetto alla media dei colleghi europei (22%). Il segretario nazionale del sindacato CoAS Medici dirigenti Alessandro Garau, ricordando la decisione dell’Oms che riconosce la sindrome del burnout, denuncia che le condizioni di lavoro sono “la causa che spinge i camici bianchi italiani a fuggire verso qualsiasi altra soluzione lavorativa, purché diversa da quella ospedaliera”. Consulcesi, gruppo di riferimento per 100 mila medici, lancia sulla sua pagina Facebook la campagna #BurnoutInCorsia, con l’obiettivo di condividere le esperienze che portano alla sindrome da burnout tra gli operatori sanitari: “Quella che stanno vivendo i medici italiani è una situazione che mette a rischio non solo la loro salute ma anche quella dei pazienti. L’eccesso di stress e di responsabilità infatti può causare anche la compromissione delle loro performance cognitive”. “Con il termine burnout – spiega Garau – non si intende solo lo stress da eccessivo lavoro, ma anche la sensazione che la propria attività non abbia una vera utilità, o per cattiva organizzazione del lavoro, o per il convincimento che il rispetto dei pesanti orari di servizio e degli obblighi amministrativi sia del tutto inutile ai fini del risultato del processo di cura. Una sensazione di cui fanno esperienza soprattutto i medici delle oncologie, anche costretti ad assistere al decesso dei loro pazienti”.