Ultimo maschio dei tredici figli di Giuseppe Di Bella e Carmela Tornatore, tre dei quali prematuramente scomparsi, Luigi Di Bella nasce il 17 luglio 1912 a Linguaglossa, cittadina in provincia di Catania, sulle pendici dell’Etna. L’estrema povertà della famiglia dissemina di stenti l’infanzia e l’adolescenza, senza peraltro riuscire a prevalere sulla sua determinazione e sulla passione per lo studio ed il sapere. D’ingegno assai precoce, nel 1916, ad appena quattro anni, impara da solo a leggere e scrivere.

Lo scienziato, provato da un’attività incessante che lo ha portato a dedicare alle visite, allo studio ed alla ricerca anche diciotto ore giornaliere, dall’inizio del 2000 è afflitto da un netto calo della vista. Affronta anche questa prova crudele, che gli lesina una delle poche consolazioni della sua vita travagliata, lo studio quotidiano, al quale tuttavia continua a dedicarsi con l’aiuto di speciali occhiali e di un visore, o facendosi ingrandire dal figlio Adolfo articoli e testi scientifici.

Tiene numerose conferenze a Modena, Fanano, Trento, Pordenone, Padova, Milano, Torino, Arezzo, Grosseto, Roma, Mentana, Catania, organizzate spesso con la collaborazione delle Associazioni di volontariato aderenti alla Federazione Nazionale delle Associazioni, organismo da lui ideato per garantire ai pazienti un’informazione più affidabile ed una migliore assistenza. Nel maggio 2002 viene ricoverato con un edema polmonare da insufficienza cardiaca ed in pericolo di vita, in una clinica privata di Modena e sottoposto all’implantazione di un peace maker. Ripresosi, le sue condizioni di salute peggiorano nell’autunno dello stesso anno. Dopo un ulteriore ricovero, Luigi Di Bella, pur obbligato ad un ridimensionamento della sua attività, continua a visitare pazienti e prosegue la ricerca: in dicembre viene pubblicato sulla rivista Medical Science Monitor il suo ultimo lavoro (Melatonin effects onmegakaryocyte membrane patch-clamp outward K+current).

Nel febbraio del 2003 le sue condizioni si aggravano, provocandogli estenuanti sofferenze affrontate con rassegnazione cristiana. La notte del 26 maggio viene ricoverato all’Ospedale Estense di Modena. Dopo che un’apparente ripresa sembra riaccendere le speranze, il suo stato di salute peggiora. La sera di domenica 8 giugno, consapevole della fine imminente, dopo un lungo ed amorevole colloquio benedice i figli Adolfo e Giuseppe.

Il suo cuore si arresta alle 10,04 del primo luglio 2003. La sua scomparsa colpisce e commuove tutta l’opinione pubblica e migliaia di telegrammi e di messaggi di cordoglio vengono indirizzati ai figli presso il laboratorio di via Marianini a Modena o presso le rispettive residenze. Tra questi molti portano la firma di rappresentanti delle istituzioni e di personaggi famosi, quali il Ministro della Sanità, il Presidente della Camera dei Deputati, Piero Lardi Ferrari e Luciano Pavarotti, che scrive: “Vi sono molto vicino in questo momento di dolore per la scomparsa del caro Luigi, persona di cui ho sempre ammirato il valore, la professionalità, la dedizione al lavoro e la tenacia dimostrata nel continuare sempre con coraggio la sua missione, pur dovendo superare ostacoli e vie impervie. Il mondo della medicina perde un personaggio unico che per me sarà sempre il vero ed unico vincitore del premio Nobel. 

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