Non si ferma la lotta animalista per chiedere la liberazione dei 15 macachi presenti nel Centro Servizi Stabulario Interdipartimentale dell’università di Modena e Reggio Emilia,  destinati alla sperimentazione.  Nei giorni scorsi , oltre un migliaio di persone, è sceso in strada per le vie della città emiliana, per far sentire la propria voce e per dare voce a chi, come i macachi, non ne ha. Prigionieri non umani, destinati ad una tragica fine in nome della ricerca. I manifestanti, che hanno dato vita al lungo corteo colorato,  hanno semplicemente chiesto  di avere più rispetto per la vita, di investire fondi in ricerche etiche e di provare a costruire un futuro migliore. Gli animalisti, assieme a 90 parlamentari, chiedono al rettore dell’Università di rendere di nuovo la facoltà di Modena all’avanguardia in Italia, come avvenne nel 1999 quando, per primo, l’ateneo, scelse metodi sostitutivi al posto della sperimentazione animale a scopo didattico nella facoltà di Scienze. Dal 2005, però, nella facoltà è in corso una linea di ricerca in cui vengono usati i macachi per degli esperimenti sui meccanismi cognitivi del cervello. Ne vengono usati un paio all’anno, che subito dopo vengono uccisi. Gli altri, servono per creare una colonia.Secondo i dati forniti dalla Lav sono circa 1.300 i primati usati nelle università italiane. Solo pochissimi riescono, grazie all’impegno di associazioni animaliste, a riacquistare la libertà, come è accaduto a Yuri, recuperato con fatica nel Cras di Monte Adone. Dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo del marzo scorso sulla sperimentazione animale, è però vietato sul nostro territorio allevare cani, gatti e anche primati da laboratorio e  acquistarli all’estero. Ma chi controllerà? Intanto, dal bresciano, arrivano buone notizie per i diritti degli animali. Il consiglio comunale di Capriolo ha discusso e approvato all’unanimità l’atto di indirizzo per la variante al piano di governo del territorio  che vieterà la possibilità di insediamento di allevamenti di animali da pelliccia. Il provvedimento, sarà attivo tra qualche mese e ci si interroga sulla sua retroattività, ma renderà  molto difficile, se non impossibile, l’apertura, nel frattempo, dell’allevamento di visoni all’interno del Parco Oglio Nord.

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