La piena del fiume Seveso dello scorso 8 luglio, la più recente in ordine di tempo, ha lasciato lungo il suo passaggio una vera e propria discarica a cielo aperto. Materiale plastico, pezzi di metallo, rami e tronchi d’albero, massi, sacchetti di immondizia. Questa marea artificiale, creata dall’uomo, si è riversata nel tunnel sotterrano di cemento, la via d’ingresso alla città di Milano. Un grosso tappo  che, riducendo la portata del condotto,  è uno degli artefici delle esondazioni e delle esplosioni dei tombini del quartiere Niguarda.  A rivelare cosa scorre nei tunnel sotto la città sono stati i tecnici della Metropolitana Milanese che sono scesi sotto terra per verificare la situazione. Da qui è emersa la triste fotografia che testimonia i disastri di fango e melma con cui devono convivere i milanesi. Palazzo Marino, questa volta, ha deciso di correre ai ripari stabilendo un bando per la gara d’appalto per la pulizia del condotto, che dovrebbe essere pronta già a settembre. Ma non solo, visto che sono in fase di programmazione anche alcune opere di consolidamento, per riparare i danni alla volta del condotto. Lavori che si dovrebbero aggirare sui due milioni di euro ma che, alla luce dei recenti fatti, sono più urgenti che mai.  La pulizia non potrà però essere completa, perché dopo il primo tratto, il condotto del Seveso si restringe ed è quindi necessario  mantenere una portata contenuta per evitare di trasferire il rischio esondazione nella zona sud. Anche questo intervento però non potrà essere risolutivo.  I milanesi, in attesa dell’autunno, incrociano le dita e sperano nel meteo.

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