CREMONA – Il 17 aprile del 1998  un malato si rivolgeva con formula d’urgenza al Pretore, nel ruolo di giudice del lavoro, per ottenere dall’Asl il pagamento dei farmaci necessari ad applicare il Metodo Di Bella, che ammontava a un costo mensile di cinque milioni e 600mila lire.

Sono passati sedici anni, ben dieci dalla morte del paziente, deceduto il 3 dicembre del 2004 e solo ora, dopo una lunga serie di ricorsi e controricorsi e una battaglia legale che sembrava interminabile, in conclusione l’Asl di Cremona ha dovuto pagare la somministrazione delle cure, valutata 41mila e 480 euro.

La sentenza finale ha applicato un principio assai semplice: quello della compensazione del danno col denaro. La chemioterapia sarebbe costata all’incirca quanto il metodo alternativo, quindi in ogni caso, che si facesse valere il principio della gratuità dei farmaci o quello della libertà di cura, l’Asl avrebbe dovuto pagare comunque. Sin dall’inizio la controversa questione ha chiamato in causa magistrati e avvocati, quando invece si stava affrontando un problema scientifico, oltre che una questione etica.

L’Asl ha sostenuto che il malato non aveva diritto a ricorrere al metodo Di Bella, poiché la sua patologia non era tra quelle previste per l’applicazione allora sperimentale della cura alternativa. La sentenza della Corte di Cassazione del 22 novembre 2011 ha affermato poiche il rimborso non poteva essere integrale, quindi l’Asl di Cremona, già sconfitta, presentava nuovo ricorso. Condotta una perizia sui costi, l’azienda sanitaria ha tuttavia pagato, alla fine.

Il servizio sanitario garantisce le cure non però la piena trasparenza scientifica, come rivendicato ad esempio dalla commissione d’inchiesta regionale sul caso Stamina: i comitati etici degli ospedali, ha sostenuto la relazione finale, non accettano ancora l’intervento esterno, ad esempio, di gruppi di esperti. La discussione è ad alto livello eppure chiusa: dal punto di vista scientifico non si giunge a una conclusione certa e documentata quindi interviene il Parlamento con la forza della norma giuridica, per poi lasciare campo libero alle battaglie legali.

Nel frattempo, quest’anno, diversi tribunali italiani hanno sancito che le Asl devono pagare per i farmaci usati da chi ha seguito il  metodo Di Bella, al quale la nostra emittente ha dedicato ampio spazio sostenendolo con forza.

La nostra redazione, infatti, sostiene il principio della libertà di cura attraverso varie iniziative, dedicando ampio spazio a questo tema attraverso trasmisisoni come Medicina Amica, speciali e approfondimenti in studio con ospiti qualificati come la recente associazione delle cure compassionevoli in Italia.

 

 

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