Quando lo scioglimento delle calotte di ghiaccio inizia, si innesca un processo che può richiedere secoli per invertirsi. La scoperta è dell’Australian National University, che ha preso in esame gli ultimi cinque cicli glaciali del Pleistocene, in un arco di 500mila anni, attraverso campioni di sedimenti del Mar Rosso. Alla fine degli ultimi cinque cicli glaciali, il livello del mare è salito a un tasso di 5 metri e mezzo per secolo. In quei periodi, sulla Terra c’era almeno il doppio del ghiaccio che c’è ora. Successivamente, “negli archi di tempo in cui la Terra conteneva meno del doppio del ghiaccio attuale, l’innalzamento degli oceani è stato di due metri per secolo, mentre nei periodi in cui la quantità di ghiaccio era simile a quella presente oggi l’innalzamento si è attestato tra il metro e il metro e mezzo per secolo”, spiega Katharine Grant, autrice del rapporto pubblicato su Nature Communication.
Nel breve termine il livello del mare è influenzato dal riscaldamento degli oceani e dallo scioglimento dei ghiacciai. Questi cambiamenti possono verificarsi rapidamente, nell’arco di un decennio, ma l’impatto sul livello del mare è nell’ordine delle decine di centimetri. Nel lungo termine, invece, a fare la differenza è lo scioglimento delle calotte – la Groenlandia e l’Antartide – che è un processo lungo e inarrestabile.
”Abbiamo studiato i lassi di tempo che intercorrono tra l’inizio dello scioglimento delle calotte fino al punto massimo di ritiro. Questo periodo è durato 400 anni per il 68% dei 120 casi studiati, e 1.100 anni per il 95% dei casi”, evidenzia Eelco Rohling, coautore del rapporto, secondo cui da questi dati viene un insegnamento per il futuro: ”Il riscaldamento causato dall’uomo dura già da 150 anni e diversi studi hanno documentato l’incremento della perdita di massa delle calotte dell’Antartide e della Groenlandia. Una volta iniziato, questo processo può essere irreversibile per molti secoli a venire”.

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