L’allarme è stato lanciato da Steve Backshall, il presentatore della BBC Wildlife, che ha annunciato che ormai abbiamo raggiunto il livello di non ritorno. Stiamo cioè creando le condizioni per la sesta estinzione di massa. Questa, però, è imputabile non tanto ai cosiddetti poteri supremi, ma a quello che facciamo al pianeta. In 40 anni sono svanite metà delle specie degli animali selvatici. L’uomo è la specie che distrugge il proprio habitat. In 44 anni la popolazione delle grandi foreste è diminuita atrocemente. Le tigri, ad esempio, che erano 100.000 sono ormai solo 3000. Le piantagioni di olio di palma, infatti, hanno distrutto l’habitat di moltissime specie. Per quanto riguarda invece gli uccelli migratori, questi vengono massacrati quando raggiungono il sud dell’Europa. E la strage continua anche nel continente africano, dove rinoceronti ed elefanti sono sterminati senza tregua. Lo stesso Backshall ha spiegato che nella Galapagos ha praticamente visto estinguersi una specie quando l’ultima tartaruga gigante è morta. Lui stesso ha detto di aver nuotato con le grandi balene che curavano i loro piccoli e di avere riflettuto sul massacro che nazioni civili come Islanda, Norvegia e Giappone consumano con disastrosa continuità. Questa, che potrebbe essere definita una guerra, va combattuta e vinta. Prima che sia troppo tardi.

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