Durante la presentazione, al ministero della Salute, della Relazione sullo Stato Sanitario del Paese, gli esperti hanno sottolineato che, se da una parte la vita si allunga, dall’altra c’è molto da fare per far sì che sia vissuta in salute. ”Sicuramente chi nasce oggi arriverà a 100 anni, e questo vale soprattutto per le donne, che hanno sempre un vantaggio di qualche anno – ha affermato Giovanni Simonetti, coordinatore del documento – però a questo deve corrispondere una maggiore razionalizzazione della spesa pubblica, per far fronte alla necessità di curare sempre più malati cronici, sempre più anziani e spesso con più di una patologia. Serve un maggiore coordinamento dei vari medici che curano lo stesso paziente per evitare ad esempio la duplicazione degli esami, che solo nella diagnostica per immagini spreca 1,5 miliardi di euro l’anno”. Secondo il Rapporto, il 21% degli italiani ha più di 65 anni, mentre 8,72 milioni sono le persone con più di due malattie croniche. Se la vita media è ai primi posti in Europa, sottolineano gli esperti, non si può dire lo stesso per la percentuale di anni vissuti in buona salute. ”Nel 2011 in Italia il 79,2% della vita media degli uomini e il 73,5% di quella delle donne sono vissuti senza limitazioni gravi”, si legge. Ciò vuol dire tuttavia che una percentuale consistente – e maggiore rispetto agli altri Paesi Ue – di vita media per entrambi i sessi è vissuta in presenza di malattia. Dunque, ”in termini di anni vissuti in salute – spiega il Rapporto – l’Italia perde le prime posizioni e si colloca al tredicesimo posto per gli uomini con 63,4 anni e al sedicesimo per le donne con 62,7”.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata