Il blitz di protesta di Animalisti Italiani onlus, si è tenuto ieri, alle porte del mega Centro ricerche Casaccia a Cesano, vicino Roma, dell’Imri (Istituto Nazionale di Metrologia delle radiazioni ionizzanti) – Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Qui, secondo gli attivisti, circa centoventi macachi sarebbero allevati e sottoposti a esperimenti, quando non smistati presso altre strutture. Inoltre, gli stessi attivisti hanno appena presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, cin l’obiettivo di accertare le condizioni dei primati, nel rispetto delle normative in cui si stabiliscono i termini del loro impiego, in aggiunta a un eventuale sequestro. Dall’Enea non si è fatta attendere la risposta: “Noi non c’entriamo niente, non sperimentiamo sugli animali,  abbiamo affittato alcuni locali al CNR: è roba loro”. Poi, il chiarimento di Gemma Perretta, responsabile dello stabulario primati Ibcn-Cnr: “Allo stato attuale abbiamo 65 macachi. Originano da soggetti acquistati nel 1979-80 dalla Germania, da un importatore commerciale. Sono esemplari di quarta generazione. La struttura CNR era nata originariamente, appunto agli inizi degli anni ’80, da una convenzione con l’allora CNEN (Centro Nazionale Energia Nucleare) a costituire il Centro Nazionale Animali da Laboratorio. Negli anni 85-86 l’interesse dell’ENEA nelle attività del Centro è venuto a mancare ed il CNR, ospitato in virtù di un contratto di affitto, ha mantenuto come sua unica competenza lo stabulario primati non umani. L’ultimo progetto, autorizzato come gli altri altri dal Ministero della Salute, si è concluso nel marzo del 2013 e si trattava di un progetto di carattere immunologico dove gli animali alla fine non venivano soppressi e anzi tutta la sperimentazione era effettuata mantenendoli nel loro gruppo sociale di appartenenza”. Dunque, perché ora i macachi continuano a vivere nelle gabbie del Cnr?

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