2 febbraio, oggi è la Giornata Mondiale delle zone umide

“Wetlands for our future” (‘zone umide per il nostro futuro’), è il messaggio dell’edizione 2015 della Giornata mondiale delle zone umide, che si celebra oggi, 2 febbraio. Paludi, torbiere, distese di acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata sono, infatti, luoghi fondamentali per la conservazione della biodiversità terrestre, ma anche tra gli ecosistemi più a rischio del pianeta. La pressione antropica e il riscaldamento globale ne mettono sempre più a rischio gli equilibri delicati e complessi. Nell’ultimo secolo, oltre il 64% delle zone umide sono scomparse. Non solo non sono stati raggiunti gli obiettivi di fermare la perdita di biodiversità entro il 2010, ma addirittura, secondo dati  ISPRA, il tasso di declino e perdita di alcune popolazioni di specie legate agli ecosistemi acquatici è quadruplicato dal 2000 a oggi. La tutela delle zone umide a livello mondiale è stata sancita il 2 febbraio 1971 dalla Convenzione di Ramsar, che è sottoscritta oggi da 168 Paesi. In Italia queste aree sono 53 secondo l’elenco stilato dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Interessano ambienti e paesaggi molto significativi  di 15 regioni – i laghi, le torbiere, i fiumi e le foci, gli stagni, le lagune, le valli da pesca, i litorali con le acque marine costiere – e sono per la totalità inseriti anche nella rete Natura 2000 o in aree protette nazionali, regionali o locali. Oltre a rappresentare l’habitat di una particolare flora e fauna, le zone umide contribuiscono, in quanto regolatrici del regime delle acque, proprio alla mitigazione dei cambiamenti climatici. In Italia le zone umide sono 53,  alcune gestite dal Wwf e da Legambiente.