L’Unione Europea sta divorando le foreste statunitensi per il pellet di legno

Adam Macon, direttore della campagna di Dogwood Alliance, l’organizzazione per la difesa e la gestione sostenibile delle foreste nel Sud degli Stati Uniti, “le più ricche di biodiversità del Paese”, alza la voce perché: l’Unione europea sta divorando le nostre foreste, in Virginia, North e South Carolina, Mississippi e Louisiana”, “L’export di pellet di legno dagli Usa – spiega Macon – è quasi raddoppiato l’anno scorso e le stime dicono che il volume quadruplicherà nel giro di due anni”. La stima precisa, però, è difficile da effettuare perché le foreste sono anche di proprietà privata e si trovano in Stati dove non esiste una regolamentazione “sostenibile”, come l’obbligo di ripiantare, ad esempio, gli alberi tagliati”. Gli Usa, infatti, usano fonti alternative e solare, perciò il mercato è totalmente rivolto all’esportazione verso l’unione europea e con un prezzo veramente competitivo: fra i 5 e i 7 dollari per tonnellata. E l’Italia si piazza nella top 5 dei principali importatori del pellet di legno “made in Usa”, e il mercato numero uno europeo per l’uso domestico. Nello specifico, il 59% dell’export Usa nel 2013 è andato in Gran Bretagna, dopo seguono Belgio, Danimarca, Olanda e, appunto, Italia. Secondo le stime dell’Aiel, l’associazione che rappresenta gli operatori del settore biomasse, l’Italia, che per il pellet dipende per l’80% dall’import, soprattutto dall’Unione europea, ha visto una rapida escalation degli arrivi extra-Ue e vedrà “in un prossimo futuro il Nord America diventare il principale fornitore”. Per questo, gruppi di attivisti statunitensi sono volati a Bruxelles con 50mila firme per fare pressing sull’esecutivo Ue, “colpevole” di aver obbligato gli europei all’uso delle biomasse per raggiungere il target di consumo del 20% di rinnovabili nel 2020.