E’ emergenza nel Regno Unito in particolare e in tutta Europa, per la diffusione di infezioni causate dai cosiddetti “batteri resistenti agli antibiotici” (Amr o Antimicrobial Resistance Infection) che potrebbero provocare, in caso di un’epidemia, fino a 200.000 casi di pazienti contagiati e 80.000 vittime. A diramare l’allarme è stato il governo britannico in un rapporto elaborato dal Dipartimento per la gestione delle emergenze nazionali di Downing Street (l’equivalente a dipartimento per la Protezione Civile di Palazzo Chigi) pubblicato lo scorso mese e apparso su “The Guardian”. Il rischio di nuove infezioni da batteri antibiotico-resistenti è “destinato ad aumentare significativamente nel corso dei prossimi 20 anni” si legge nel documento. Grande preoccupazione è stata espressa dal primo ministro David Cameron che ha detto di temere “un ritorno agli anni bui della medicina”. Il primo ministro considera “un problema molto serio” per il Regno Unito i batteri resistenti agli antibiotici, sottolineando che “senza farmaci efficaci anche le più semplici operazioni potranno essere a rischio fatale. Tra i batteri più insidiosi, la E.coli, la Klebsiella pneumoniae e lo Staphylococcus aureus.

Il tema della resistenza agli antibiotici è ”una priorità” del ministero della Salute Italiano. Lo ha ribadito il ministro della Salute Beatrice Lorenzin commentando lo studio del governo britannico.

Secondo Marco Tinelli, consigliere nazionale della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, l’Italia è tra i paesi occidentali a rischio. In Europa sono più di quattro milioni le persone colpite da infezioni, con una stima di 147mila morti ogni anno per quadri morbosi che non si riescono a gestire nemmeno in ospedale. Le infezioni letali più frequenti sono le polmoniti, a seguire le proliferazioni batteriche a livello dell’apparato urogenitale (rene, vescica, prostata e apparato riproduttivo nell’uomo, utero, vagina e annessi nella donna).

L’Oms Organizzazione Mondiale della Sanità, nel primo rapporto globale pubblicato nel 2014, ha dichiarato che siamo di fronte a una minaccia reale per la salute pubblica, aggravata dal fatto che non ci sono nuove importanti classi di antibiotici in fase di sviluppo. Esistono però valide alternative per sbarrare la strada alle infezioni:_ è necessario migliorare le norme igieniche e ridurre il ricorso agli antibiotici in modo da riservare a questi farmaci un ruolo risolutivo nelle complicanze più impegnative.

Ad aggravare la situazione c’è anche l’abuso di medicinali veterinari negli allevamenti di bestiame: le carni sono più garantite sotto il profilo sanitario, ma si induce nei consumatori un’assuefazione agli antibiotici introdotti per via alimentare. L’Italia, assieme al Belgio e Francia, è una delle nazioni dove si prescrivono più antibiotici sia livello ospedaliero che di comunità.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata