In Vietnam non si arrestano le uccisioni di cani per uso alimentare e si stima che siano più di cinque milioni all’anno. Anche in Cina, Corea, Thailandia, cani e gatti vengono allevati, ammassati sui camion all’interno di gabbie strettissime e, dopo viaggi lunghissimi, uccisi con brutalità. Addirittura, secondo alcune tradizioni, la carne sarebbe più tenera in caso di sofferenza mentre vengono scuoiati ancora vivi. Per questo la Soi Dog Foundation, nata in Thailandia proprio per contrastare il mercato di carne di cani e gatti, ma attiva sul piano internazionale, ha incentrato una campagna sulla situazione vietnamita, con una raccolta firme per chiedere al Governo di vietare questi terribili massacri. Attori e cantanti locali hanno prestato il loro volto a supporto a questa mozione e, nei paesi interessati da queste pratiche crudeli, stanno nascendo gruppi animalisti impegnati contro la mattanza dei cani. Anche in Italia, dove non c’è l’abitudine di mangiare carne di cane o gatto – dei quali è vietata l’uccisione – si registra un forte incremento dei furti di questi animali, spesso mascherate da adozioni virtuose. Purtroppo, a tutt’oggi, a dispetto dell’esistenza dell’anagrafe canina, manca una banca dati comune alle forze dell’ordine che permetta di studiare il fenomeno o indagare in modo efficace. Fra le preoccupate ipotesi c’è senz’altro il mercato della carne – a destinazione umana o animale – e delle pelli, la vivisezione clandestina, le lotte e altri generi di abominevoli commerci.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata