A causa del surriscaldamento globale, l’acqua del Mar Mediterraneo è sempre più calda e questo favorisce la diffusione della cosiddetta alga killer, un’alga che con la sua crescita soffoca l’altra flora spontanea della zona e uccide la biodiversità e che sta ricoprendo i fondali marini al largo de La Ciotat, in Francia. Non solo: il cambiamento climatico sta obbligando anche i pesci ad abbandonare i loro habitat in cerca di acque più fresche in cui poter sopravvivere. L’allarme arriva da un team di ricercato europei, nordamericani e australiani che fa parte dell’iniziativa Ocean 2015. Quello dei pesci è uno spostamento relativamente lento ma, senza un intervento a livello mondiale per ridurre le emissioni e quindi contenere il riscaldamento globale, i pesci stessi correranno sempre più verso i poli, alterando la biodiversità e gli ecosistemi marini. Gli esperti hanno esaminato due scenari futuri sul cambiamento climatico: il primo prevede interventi per limitare l’aumento delle temperature a due gradi centigradi nel 2100, come stabilito dall’accordo di Copenaghen; il secondo si basa sul trend attuale di emissioni, che secondo gli scienziati porterà la temperatura atmosferica a impennarsi di 5 gradi entro la fine del secolo. In questo secondo quadro, l’abbandono degli habitat da parte dei pesci sarà del 65% più veloce, causando cambiamenti alla biodiversità e alle funzioni svolte dagli ecosistemi acquatici. Considerato che il Mar Mediterraneo necessita di oltre 70 anni per effettuare un ricambio completa delle proprie acque e che, l’acqua ha un grado di salinità sempre più altro, mettendo poi il fattore riscaldamento delle acque che, come indicato nella mappa, è davvero rilevante, si può comprendere di quanto potrà cambiare la flora e la fauna dei nostri mari nei prossimi anni. Possiamo ancora ridurre in modo considerevole questi impatti, ma più si aspetta e peggio sarà. 

 

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