Secondo uno studio pubblicato dal World Resources Institute, la deforestazione nel 2014 ha portato alla perdita di vaste zone di foreste per un’area grande due volte il Portogallo ed equivalente a quasi due terzi dell’Italia. Si tratta di 18,8 milioni di ettari di alberi. E le emergenze ambientali, ora, colpiscono anche zone “nuove”, come l’Africa occidentale, il bacino del Mekong in Asia, la regione del Gran Chaco in Sud America e il Madagascar. Brasile e Indonesia, poi, hanno fatto registrare ancora perdite di foreste, proprio in zone ricche di biodiversità. Nella foresta amazzonica brasiliana in particolare, sono in aumento sia la deforestazione illegale sia quella legale, per la realizzazioni di strade e dighe. La presidente Rousseff ha però promesso di impegnarsi perché entro il 20130 venga raggiunto il tasso di “deforestazione zero”. Pare infatti, secondo le ultime stime, che in 50 anni il più grande polmone verde del mondo abbia perso il 20 per cento della sua superficie. Tra i principali responsabili di questa emergenza, la coltivazione di palme da olio, di alberi della gomma, della soia. E poi la crescita degli allevamenti intensivi per l’aumento della domanda di carne. E proprio da Indonesia e Malesia arriva l’80% dell’olio di palma prodotto a livello mondiale. In base a tutti questi scenari, si stima che ogni anno l’uomo abbatta 15 miliardi di alberi.

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